Quando una rivista può vantare “innumerevoli tentativi di imitazione” e con orgoglio lo rivendica imprimendo questa frase sulla copertina, significa che è entrata a far parte della storia e del tessuto sociale di coloro che continuano ad acquistarla fin dal 1932. Stiamo ovviamente parlando de “La Settimana Enigmistica”, l’arcinoto settimanale di parole crociate e giochi che da ottantacinque anni accompagna lo svago degli italiani. Quesiti di intelligenza, cruciverba dei più famosi enigmisti, e rubriche di curiosità si alternano da poco meno di un secolo mantenendo pressoché invariata la veste grafica e la filosofia che ispirò il suo ideatore: l’ingegnere Giorgio Sisini, Conte di Sant’Andrea e rampollo di una delle più nobili famiglie della Romangia. Le vicende che portarono quest’uomo così intelligente e visionario a lasciare un’eredità che ancora perdura fino ai giorni giorni, è travagliata quanto romanzesca. Figlio dell’imprenditore Francesco Sisini, Giorgio mal riusciva a piegarsi all’idea di seguire le orme di suo padre che dedicò la propria vita al commercio delle moderne macchine agricole ed industriali, in un’epoca ed in un territorio ancora legati all’aratro nella coltivazione dei campi. Ma il fervido ingegno dei Sisini permise a Giorgio di mettere la propria creatività al servizio di imprese sempre più innovative: partecipò infatti, con entusiasmo, alla messa a punto di un sistema per la produzione di un film a colori; e fu coinvolto nella nascita della compagnia aerea Airone, la prima che garantì i collegamenti dalla Sardegna verso il resto della penisola. Ma è la Settimana Enigmistica, la sua invenzione più grande! Dopo la laurea in ingegneria elettronica conseguita a Liegi, Giorgio si occupò per breve tempo degli affari di famiglia. Il suo spirito ribelle ed avventuroso lo indusse nel 1930 ad abbandonare le attività familiari, con grande disapprovazione paterna. Nonostante questo decise di trasferirsi a Milano, dove sposò Idell Breitenfeld, una splendida ragazza austriaca che rimarrà al suo fianco per tutta la vita. Nel piccolo appartamento della coppia il giovane ingegnere, ormai impossibilitato ad attingere dalle cospicue risorse finanziarie della famiglia, escogitò l’idea di una rivista enigmistica, alla stregua di quelle che avevano già ottenuto un vivo successo in Austria e negli Stati Uniti. Con grande maestria si occupò da solo, unico redattore, di ogni dettaglio: dalla veste tipografica alla creazione dei giochi, ottenendo così l‘esonero dal servizio militare. Se si tralascia un ritardo nelle pubblicazioni del 1945, dovuto ai tragici eventi della Seconda Guerra Mondiale, la Settimana Enigmistica non è mai mancata al suo appuntamento settimanale in edicola. Con qualche piccola e trascurabile modifica la rivista è pressoché identica a quella disegnata da Giorgio Sinini negli anni ’30 e mantiene invariato il gusto nel rimanere uguale a se stessa anche nell’orgogliosa rinuncia ad ogni tipo di inserzione pubblicitaria. I giochi e le rubriche più popolari non solo continuano ad avere una collocazione fissa nelle stesse pagine di allora, ma permangono anche nella medesima posizione. I colori che Sisini scelse di utilizzare sono solo tre: il blu, il verde e il rosso che si alternano nella copertina in continua rotazione. Il cruciverba di apertura è corredato sempre dalla foto di un personaggio famoso, maschile nei numeri pari e femminile nei numeri dispari. Nel primo numero Giorgio Sisini decise di ospitare il ritratto di una popolare attrice dell’epoca: Lupe Velez. Nell’occasione non venne utilizzata una vera e propria foto ma si creò l’immagine della donna utilizzando i quadretti neri che nel cruciverba delimitano le caselle nelle quali vanno inserite le risposte ai quesiti. La strenua difesa di questa identità editoriale ha permesso al pubblico di affezionarsi alle rubriche ed ai giochi, che in qualche caso si sono trasformati in comune modo di dire della gente, come nel caso delle vignette umoristiche titolate: “Le ultime parole famose”. E’ capitato a tutti, almeno una volta, di “unire i puntini da 1 a 52” o scontrarsi con uno dei cruciverba destinati ai “solutori più che abili”. La Settimana Enigmistica ha attraversato gli ultimi ottantacinque anni della nostra storia, regalandoci un esempio di svago intelligente, divertente e gratificante sul piano culturale. E’ bello poter pensare che la personalità brillante di questo giovane uomo, che non si è mai lasciato abbattere dalle avversità della sorte, si sia formata proprio vicino alle nostre case e alle nostre radici, e abbia lasciato un po’ della caparbietà e dell’orgoglio della gente di Sardegna in ognuna delle pagine così
meticolosamente curate dal suo ideatore. In un momento come quello attuale, in cui si parla con insistenza di crisi economica e di perdita dei valori, il messaggio del giovane Conte di Sant’Andrea è più che mai vivo. Giorgio Sisini continua ad insegnarci, con la leggerezza di un piccolo svago intelligente, che il coraggio e la determinazione di una sola idea sono in grado di creare sempre una grande opportunità di sviluppo. Dare vita al primo settimanale enigmistico italiano in un’età di fortissimo analfabetismo, come i primi decenni dello scorso secolo, si è dimostrato un atto lungimirante, che può essere utilizzato da sprone per il nostro incerto presente. Ogni problema può avere una soluzione e come suggerirebbe Giorgio Sisini citando la sua amata rivista: “la soluzione è sempre a pagina 46!

di Francesca Arca
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